“Semplice Cliente” – La Recensione (con tanta Praticità e Spoiler)

locandina semplice cliente
La Prima del Docufilm “Semplice Cliente” – 22 Novembre 2025 a l’Aquila!
Novembre 14, 2025

“Semplice Cliente” – La Recensione (con tanta Praticità e Spoiler)

Ore 23:30 di Sabato 22 Novembre 2025. Mentre, affamati, ci gustiamo una cenetta post-proiezione, gentilmente offerta dalla produzione del film (thanks to Stefano Bachiocchi), l’atmosfera generale è visibilmente emozionata. C’è soddisfazione, da parte di tutti: dal regista, al produttore, a tutti i membri dello staff della Duende Film che hanno partecipato alla realizzazione del docufilm. Si chiacchiera, ci si confronta, si ride e si riflette: ma in generale, ci si emoziona. Per quello che è stato fatto e per quello che si farà. C’è fermento: dalle poche uscite previste, in cinema selezionati, la richiesta è cresciuta esponenzialmente, così come le proiezioni e le città coinvolte. Segno che il mito di Mario non conosce confini e che il “verbo” è destinato a diffondersi, ovunque…e a “chiunque“!

Per me è stato un grande onore, ed una incredibile emozione, partecipare a questo docufilm. Poter raccontare come ho conosciuto Mario, come ho inconsapevolmente segnato la linea di demarcazione tra l’analogico e il digitale, trasformando una mitica e pluricopiata cassetta in mp3 scaricabili, creando alfine magnotta.it. Vedere tutto questo (e vedermi!) nel grande schermo fa un certo effetto, è innegabile.

Il fim mi ha lasciato tanto. Non sapevo cosa aspettarmi, onestamente. Nei 60 minuti esatti di proiezione, il rischio di scadere nella banalità, nel goliardico fine a se stesso, era alto. Sarebbe stato facile raccontare la storia di Mario incentrando tutto sugli scherzi, sulle risate, sulla comicità inconsapevole del personaggio. Il docufilm avrebbe, certamente, fatto ridere e divertire i fans…forse attirato qualche nuovo adepto, ancora ignaro di chi fosse questo Magnotta della Lavatrice.

Per fortuna il regista, Alessio De Leonardis, non è stato banale. Neanche un po’. L’apertura del film è, a mio avviso, semplicemente geniale. Su sfondo nero viene citato l’articolo 660 del Codice Penale: “Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito, a querela della persona offesa, con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516“. E’ gia uno spunto di riflessione molto potente, inaspettato. Ci fa riflettere su come, in questi 40 anni, tutto sia cambiato. Non tanto per la legge (l’articolo 660 è presente nel nostro Codice Penale sin dalla sua stesura originaria del 1930), ma nella società stessa. Al giorno d’oggi, nell’era dei social e del “politically correct“, uno scherzo come quello di Mario non sarebbe stato possibile. E, soprattutto, non avrebbe avuto quella romantica diffusione, fatta di passaparola, cassette copiate e risate tra amici, davanti a uno stereo, che ha segnato il mito di Mario, creando un’Icona.

Dopo questo incipit, il film prosegue raccontando la storia degli scherzi, con interviste agli autori Antonello e Maurizio Bullò e al mitico Panarelli. Si ascoltano spezzoni delle telefonate. Si ride. Ma è solo un pretesto. Perchè il film vuole raccontare chi era l’uomo che si celava dietro al “cornetto“. Il suo passato, la sua storia: una vita tutta in salita, fatta di difficoltà e compromessi. Il suo carattere, semplice, genuino, “retto e corretto” come direbbe lui. Ci si immedesima. Ci si mette nei suoi panni. Come avremmo reagito noi ad un mese di incessanti telefonate, il tutto in una situazione familiare ed economica difficile?

Mario è un buono, un “antieroe“. Uno che, nonostante tutto quello che gli hanno fatto passare Antonello e Maurizio, l’ha presa bene e si è fatto “due ottimi amici”. Perchè, alla fine, la popolarità, anche se frutto di uno scherzo, diciamocelo, abbastanza pesante, lo attirava. Gli piaceva stare in mezzo a folle adoranti, essere intervistato, fare video, partecipare ad eventi e serate in suo onore. Era la rivincita dell’uomo del popolo: lui che era un Nessuno, finalmente poteva essere Qualcuno.

Ma da qui il film vira, e ci presenta una prospettiva inedita. Entra in scena Romina Magnotta (ex Romilda), la figlia. Se, dal punto di vista di Mario, quegli scherzi sono stati viatico di una popolarità inaspettata, e da lui cavalcata, per la figlia è stato l’esatto opposto.

Il tema del bullismo, in età adolescenziale, ci fa riflettere sul fatto che, al contrario di altre, alcune cose non sono cambiate in 40 anni. Romina ha vissuto un’adolescenza traumatica, perchè oltre alla separazione dei genitori ha dovuto affrontare le continue prese in giro, le risatine, i commenti sottovoce…perchè lei era la figlia di “quello della Lavatrice“. La riappacificazione, catartica, con i due autori dello scherzo, davanti alla lapide del Papà, è la chiosa del film. Romina fa pace, più che con loro, con la sua sofferenza. Riabbraccia, metaforicamente, l’eredità paterna: quella popolarità che lei ha sempre, per ovvi motivi, rifuggito, ma che ora, finalmente, comprende. E ciò che prima era motivo di vergogna, ora la riempie di orgoglio.

A conti fatti, questo è il cuore del docufilm, e c’è tanto cuore. Il tutto è condito da una carrellata di personaggi e protagonisti del “Magnotta World” (me compreso), che ci raccontano Mario da diversi punti di vista: istituzionale, sociale, artistico…compresa un’analisi Fisica e della Statistica (giuro!).

Gli ultimi spezzoni sono un omaggio a noi tutti, ai fan, a quelli che hanno vissuto Mario con emozione, ad ogni singolo ascolto. Quelli per cui ogni ascolto è, sempre, speciale, e suscita reazioni speciali. Non vi spoilero altro, perchè quegli ultimi minuti meritano di essere visti ed ascoltati con stupore. E partecipazione.

Per concludere (“una volte per sempre“): se non l’avete ancora fatto, andate a vederlo. Non ve ne pentirete! La lista dei cinema è su questo link della società di distribuzione, la Mescalito. Prenotate, andate…e fatemi sapere qui le vostre emozioni.

Altrimenti…ve metto na bomba!!! 😀

Manuel 😉